Il welfare (mancato) degli studi legali

Avvocati in prima fila nel decollo del welfare aziendale delle piccole e medie imprese. Ma in pochi lo applicano in “casa propria”. Se da un lato sono sempre di più gli studi legali che, a braccetto con i responsabili risorse umane delle aziende, disegnano piani ad hoc per il benessere e la produttività dei dipendenti, dall’altro, come spesso accade “nemo profeta in patria”.

Su 40 tra grandi studi e law firm internazionali interpellate da Le Fonti Legal, solo in cinque hanno adottato un piano di welfare. Ma non è tutto. Da un sondaggio che coinvolge circa mille tra collaboratori e dipendenti emerge che quasi la metà considera insufficienti le politiche di welfare messe in atto dal proprio studio. Di contro, circa il 90 per cento degli intervistati giudica “importante” o “molto importante” il welfare in rapporto alla produttività lavorativa.

Quindi, la consapevolezza è alta, ma la risposta è insufficiente. Da considerare, chiaramente, che i professionisti in generale e gli avvocati in particolare sono “partite Iva”, e in quanto tali non legati a un orario fisso di lavoro. Nonostante ciò, secondo il sondaggio di Le Fonti Legal, lo strumento che viene più apprezzato è proprio lo smart working (93%), cui viene assegnata un’importanza analoga al bonus produttività (92%). Le politiche meno sviluppate dagli studi, invece, riguardano la pensione integrativa, i piani assicurativi medici, i servizi di assistenza per i figli, i voucher per il tempo libero e le agevolazioni per la mobilità. Non poco, se consideriamo che nelle aziende i piani welfare sono sempre più sofisticati e, negli ultimi tre anni, le imprese con un progetto strutturato sono più che raddoppiate: secondo il Welfare Index Pmi 2019, le pmi “molto attive” nel welfare aziendale sono passate dal 7,2% al 19,6%, con circa 130 mila aziende che adottano vere e proprie politiche di welfare.

Andando ad analizzare i (pochi) piani adottati dagli studi legali, invece, c’è chi punta sul “work-life balance” con piattaforme che contengono convenzioni dedicate, policy per l’assenza per maternità e paternità, chi pone attenzione invece sulla salute mentale di collaboratori e dipendenti con la figura del Menthal Health First Aid Officer, o con servizi di consulenza telefonica per le problematiche che possono colpire la sfera personale dei professionisti. Insomma, gli studi legali si stanno muovendo ancora in ordine sparso: sono all’inizio di un percorso che vede aziende e banche già in fase avanzata.

La prossima sfida, per gli avvocati, sarà quindi quella di passare dalla teoria alla pratica, applicando “in casa propria” le conoscenze a disposizione dei clienti. Al servizio del benessere dei professionisti.

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